Mutui, investimenti e BCE

di Vito Verna Commenta

Come le decisioni della BCE hanno influito su mutui ed investimenti

A luglio, precisamente il giorno 7 del mese, la BCE decideva, pressata più dai convenzionali discorsi su ripresa economica ed inflazione che dai reali problemi finanziari europei, quali la crisi da debito sovrano, di aumentare il costo del denaro sino a raggiungere quota 1,5%, con una stretta del 25% pari a quella verificatasi ad aprile dello stesso.

A noi, di tutto questo, poco importa, se non fosse che, tali decisioni, potrebbero grandemente influire sulla nostra vita di risparmiatori, mutuatari, speculatori.

Ciò è sicuramente vero, come abbiamo avuto modo di analizzare in un nostro recente articolo, nel caso in cui sia vero che le banche, per mettersi, così per dire, al riparo dalla finanza creativa e dai rischi delle decisioni repentine della Banca Centrale Europea, più politiche che economiche, stanno rispolverando libretti di risparmio e conti deposito, il più delle volte vincolati, grazie ai quali la liquidità è al massimo storico.

SCEGLIERE TRA AFFITTO E ACQUISTO

Detto questo possiamo affermare come la situazione, per i vecchi e nuovi mutuatari, sia decisamente favorevole. La decisione della Banca Centrale di non procedere, secondo le previsioni per almeno ulteriori due anni, all’incremento del costo del denaro, a fatto si che l’Euribor a 3 mesi, sul quale si calcola l’interesse di ogni singola rata di un mutuo a tasso variabile, si fermasse, a inizio ottobre, sull1,56% mentre gli IRS, sul quale si calcolano le condizioni di partenza di un mutuo a tasso fisso, offrono migliori possibilità di quelle di inizio anno (fatto salvo, ovviamente, il discorso dello spread, del margine di guadagno bancario).

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