Costi della previdenza integrativa

Abbiamo già osservato le differenze tra i vari strumenti previdenziali, ponendo però l’attenzione sui rendimenti. Oggi, invece, vogliamo concentrarci sui costi che, come ormai sappiamo bene, unitamente al costo della vita e alle varie imposizioni fiscali (come non pensare alla patrimoniale), possono distruggere anni di oculati investimenti.


Iniziamo affermando che, tra tutti gli strumenti previdenziali, i più costosi sono i PIP, seguiti dai fondi aperti e dai fondi chiusi (in questo caso, però, si ha il dovere di pagare, congiuntamente all’azienda, una una tantum di adesione).

In tutti è tre i casi, comunque, si pagano canoni annuali d’adesione il cui importo viene prelevato dal patrimonio del comparto prescelto ricadendo, in maniera decisamente influente, sui comparti azionari o garantiti.

L’Indicatore Sintetico di Costo, la cui pubblicazione è obbligatoria e grazie al quale possiamo farci una precisa idea di ciò a cui andremo incontro, è stato elaborato prendendo ad esempio un aderente che versi un contributo annuo di 2.500 euro per permanenze di 2, 5, 10 e 35 anni.

L’ISC, in questo caso, indica di quanto potrebbe ridursi l’importo finale del nostro investimento, a causa dei vari costi di gestione e delle varie commissioni, se confrontato con un investimento a costo zero.

Riportiamo, in conclusione, l’ISC dei principali strumenti previdenziali.

– Fondi chiusi a 5 anni: 0,5%

– Fondi aperti a 5 anni: 1,3%

– Fondi PIP a 5 anni: 2,4%

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