Lavoratori autonomi i più colpiti dalla crisi

di GianniPug Commenta

La festa del primo maggio è l’occasione giusta per la politica e le organizzazioni di tutela dei lavoratori per effettuare le riflessioni più opportune sul delicato momento del mercato del lavoro in Italia

La festa del primo maggio è l’occasione giusta per la politica e le organizzazioni di tutela dei lavoratori per effettuare le riflessioni più opportune sul delicato momento del mercato del lavoro in Italia. Il nuovo governo targato Enrico Letta ha dichiarato di voler intervenire subito per cambiare rotta e ridare speranza soprattutto ai giovani, che sono una delle categorie più colpite dalla crisi economica. Secondo Confesercenti, però, tra recessione e austerity, a pagare il conto più salato della crisi sono i lavoratori autonomi.

Negli ultimi cinque anni di crisi economica sono andati persi 416mila posti di lavoro e sono stati bruciati 68 miliardi di euro di reddito disponibile. Questo dato ha un impatto così negativo che fa girare in rosso l’intero reddito primario nazionale a -30,9 miliardi di euro. Confesercenti ha lanciato l’allarme sui lavoratori autonomi, ovvero i piccoli e micro imprenditori. Secondo quanto affermato dal neo esecutivo Letta si agirà sulla pressione fiscale, per ridurre le tasse sulle imprese.

DISOCCUPAZIONE QUASI RADDOPPIATA IN 5 ANNI

Confesercenti chiede alle istituzioni un taglio rapido e coraggioso, in quanto si potrebbero subito liberare almeno 70 miliardi di euro per rilanciare il mondo delle imprese. D’altronde, bisogna far presto considerando anche il crollo dei redditi primari, letteralmente bruciati dal mix di recessione, crollo dell’occupazione e incremento della pressione fiscale. Particolarmente pesante è il dato sui redditi primari degli autonomi.

UN MILIONE DI FAMIGLIE SENZA REDDITO

Confesercenti sottolinea una flessione di 67,8 miliardi di euro negli ultimi cinque anni, un terzo dei quali è stato tutto concentrato nel 2012. L’associazione dei consumatori ritiene sia fondamentale agire sulla rimodulazione dell’Irpef, fissando dei paletti agli aumenti delle addizionali regionali e comunali dell’Irpef stessa. Inoltre, viene sottolineata anche l’urgenza di abolire l’aumento dell’Iva di un punto e di riportarla al 20%.

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