Non investire in base all’età

di GianniPug Commenta

Cash is king è la nuova regola per investire sebbene sia sempre da considerarsi il fatto che le borse premiano la pazienza.

Esiste un paradigma, ben consolidato nel mondo della finanza e degli investimenti, che recita “your portfolio should match your age”.
Tradotto, tecnicamente, starebbe a significare che il portafoglio di un qualsiasi azionista dovrebbe, sempre, combaciare con la sua età.

Tradotto, invece, letterariamente, starebbe ad indicare come un giovane, essendo appunto tale, dovrebbe rischiare molto più di un pensionato poiché, nel caso in cui non abbia azzeccato la mossa vincente, avrebbe ancora tutta la vita per cercare e sottoscrivere l’investimento di successo.

L’IMPORTANZA DEI PAESI EMERGENTI


Stanti così le cose, dunque, si intuirebbe come i più grandi fondi d’investimento mondiali abbiano settato le proprie proposte in base all’età degli investitori, creando portafogli ricchi di strumenti finanziari dei Paesi Emergenti, di ETF e titolo a bassa capitalizzazione per i giovani, di bond e titoli industriali ad alta capitalizzazione, possibilmente con dividendi generosi, per il risparmiatore di mezza età e di liquidità, al massimo qualche obbligazione più che sicura, per gli anziani.

Queste strategie, però, specialmente se correlate ad altre, che fanno dell’emergente paradigma “cash is king” il proprio punto cardine, potrebbero rivelarsi tragicamente errate, fatalmente inconcludenti.

Questo avviene poiché “your portfolio should match your age” non è sbagliato in modo assoluto, bensì è divenuto inattuale o, per dirla in maniera più precisa, non più attuabile giacché si rifaceva ad una scuola di pensiero, ancora oggi vitale e florida, secondo la quale il denaro dovrebbe, qualunque cosa accada, venir movimentato così che lavori.

Se la teoria è giusta, dunque, non è più attuabile in pratica poiché, come molto spesso abbiamo già avuto modo di vedere, l’economia è ferma da così tanto tempo che sarebbe vivamente sconsigliabile consigliare un puro investimento in azioni, che hanno ceduto, in media, il 30% dal 2000 ad oggi (sebbene sarebbe da considerarsi anche la regola secondo la quale le borse premiano soprattutto la pazienza e gli investimenti a lunghissima scadenza), piuttosto che un investimento che affermi “cash is king”.

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