Coronabond, ecco di cosa si tratta e perché l’Italia li richiede

di Daniele Pace Commenta

Nel corso degli ultimi tempi, si sente sempre più spesso parlare di Coronabond, ma in pochi hanno ben capito di cosa si tratta. Sono trascorsi ormai otto anni dal momento in cui si discuteva dell’ipotesi denominata eurobond. In quel caso, era un periodo compreso tra il 2011 e il 2012 e la crisi economica stava serpeggiando a destra e a manca nell’Eurozona.

Coronabond, l’apertura dell’Europa

Adesso, siamo esattamente nel bel mezzo di un’emergenza sanitaria che non ha precedenti dal Dopoguerra ad oggi e potrebbero esserci le condizioni per rimettere in piedi questo vecchio progetto, chiaramente battezzato con un nuovo nome, ovvero Coronabond.

I Coronabond corrispondono ad un meccanismo, di cui per il momento bisogna parlare a livello teorico, solidale che prevede la distribuzione dei debiti tra i vari Stati che fanno parte dell’Eurozona, mediante lo sviluppo di una serie di obbligazioni del debito pubblico delle medesime nazioni.

In pratica, uno Stato dell’UE richiede una certa somma di denaro in prestito per poter avere le risorse per il finanziamento delle opere di intervento, che possono riguardare sia dei settori fondamentali e tipici, come ad esempio sanità, infrastrutture, spese militari e quant’altro, così come quelli straordinari, che riguardano tutte quelle spese che non si poteva programmare, proprio perché hanno un carattere di eccezionalità impossibile da prevedere, come è proprio questo il caso.

È questa la motivazione per cui la Germania, tendenzialmente il Paese più virtuoso dell’intera zona Euro, in confronto ad altri Paesi, come ad esempio l’Italia, cerca di prendere tempo rispetto all’avvio di questo progetto.

In modo particolare, l’emissione dei coronabond dovrebbero essere emessi come strumento per dare una mano a tutti quei Paesi che presentano, in questo momento, una capacità di spesa più bassa, cercando di garantire un mezzo per affrontare le importantissime somme di denaro che saranno messe in campo proprio per affrontare l’emergenza sanitaria attualmente in atto. Somme che saranno molto alte in modo particolare in ambito sanitario, con una spesa legata agli ospedali, ai ventilatori, ai macchinari per la terapia intensiva, alla produzione di mascherine e tute per gli operatori sanitari e così via.

Somme che serviranno anche per far ripartire i Paesi che, in questo momento, sono in ginocchio anche dal punto di vista economico. Nel momento in cui terminerà il blocco che sta affliggendo e tenendo sotto scacco l’intero sistema di produzione e industriale italiano, ma anche di tante altre nazioni che fanno parte dell’Eurozona, serviranno interventi fondamentali e notevoli per stimolare il rilancio.

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