Roma: quando il rattoppo è peggiore della buca E costa molto, ma molto di più

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Non solo “Capitale mondiale della sporcizia”: Roma registra anche un altro drammatico primato, quello della Città a maggior rischio idrogeologico in Europa.

Nel 2018, una nuova voragine ogni 36 ore per un totale di 90 all’anno: 3.320 inghiottitoi censiti, a portarsi dentro automobili e biciclette ma anche pezzi di marciapiede e cassonetti dell’immondizia. Questo 21 settembre, “Roma minacciata da 400 frane” – allarme lanciato dall’Associazione Nazionale dei Consorzi per la Gestione e la Tutela del Territorio e delle Acque Irrigue (ANBI), che chiede ai candidati a Sindaco della Città Eterna un intervento concreto a protezione dei diversi Municipi coinvolti e, soprattutto, delle 400mila persone a rischio.

Manti stradali inaccettabili che diventano trappole mortali, aggravate non solo dal maltempo o da radici e alberi mal potati e mal tenuti ma anche da un’illuminazione e una segnaletica a dir poco precarie. Più di ogni altra cosa, dalla mentalità fallimentare dei rattoppi – decisamente troppi, a volte persino truffaldini, sempre tardivi e da rifare in 6 casi su 10, tanto da portare la Corte dei Conti ad aprire un’inchiesta sull’amministrazione locale dal 2015. Uno specchio perfetto della “politica degli interventi in emergenza”, che ogni anno nel nostro Paese comporta perdite di vite umane e danni per oltre 7 miliardi di euro e che, per Roma, significa zero manutenzione e milioni dei quali si perde traccia, salvo deplorare le vittime e sorvolare sulle o rimpallare le responsabilità. Soprattutto, periodiche richieste di ulteriori stanziamenti e ancora rattoppi, a “rifare” male senza mai risolvere il problema nella Città con le maggiori tasse locali d’Italia. E, mentre 7 romani su 10 bocciano l’amministrazione uscente proprio su “buche, trasporti e rifiuti”, sui canali di comunicazione piove con inaugurazioni, lodi e soddisfazioni per “l’ottimo lavoro” fatto in 5 anni.

A fare una ricerca tra i programmi dei candidati ai quali oggi si rivolge l’ANBI, si ha la sensazione che non ci sia una vera visione – né del problema, né della soluzione: nel caso dell’amministrazione uscente perché più che contenta nonostante le tragiche evidenze; in quello del centrodestra perché, per conoscerne le proposte, i cittadini romani devono andare a cercarle sul sito web del Campidoglio; in quello del principale “sfidante”, perché un piano dei lavori pubblici ci sarebbe, ma così pieno di analisi preventive e studi dei dati da far capire che dovrà passare molto tempo prima di vedere qualcosa di concreto. Le uniche parole a segnalare la presenza di una visione arrivano dal candidato di centrosinistra Roberto Gualtieri: “Dobbiamo passare dal primato della procedura a quello degli obiettivi”.

Ecco, magari. Perché per le famiglie delle vittime, una ogni 3 giorni, passati rimpalli e futuri monitoraggi non sono una risposta. Perché per chiunque abbia un’attività, moduli e burocrazia di fronte a danni ingenti non sono una risposta. Perché Roma sta sprofondando adesso, nelle voragini di un’incuria durata anni. Perché non basta intervenire in emergenza se poi non ci si dedica, giorno per giorno, alla cura e alla manutenzione – dai millenari sampietrini all’erba e le erbacce su strade e marciapiedi, dal Tevere a tutte le falde idriche della Capitale, dal suolo dei diversi quartieri agli alberi. Compresi gli storici, oggi morenti pini, icona e simbolo della Città Eterna, da salvare al più presto sia dall’epidemia e sia dall’abbattimento come ‘soluzione’ per mano dell’amministrazione attuale. Fa piacere vedere che almeno uno dei principali candidati a Sindaco di Roma stia già considerando tutto questo, fiumi di Roma inclusi. Vedremo a Ottobre, sapendo che il tempo non è dalla parte né dei progetti fumosi, né dei tavoli tecnici campati mentre l’erba cresce.

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