Crisi Italia persi 186mila posti di lavoro tra novembre e dicembre 2012

di ND82 Commenta

Secondo le ultime rilevazioni effettuate dal centro studi di Confindustria, il mercato del lavoro in italia ha subito un peggioramento sul finire dello scorso anno

Secondo le ultime rilevazioni effettuate dal centro studi di Confindustria, il mercato del lavoro in italia ha subito un peggioramento sul finire dello scorso anno. Infatti, tra novembre e dicembre sono stati persi ben 186.000 posti di lavoro. I dati impietosi emergono dall’ultimo report “Congiuntura flash” del CsC. Gli esperti che hanno curato il rapporto sul mercato del lavoro hanno evidenziato un brusco peggioramento delle condizioni, con la perdita di 82mila posti a novembre e di 104mila posti a dicembre.

Il quadro complessivo viene definito dal CsC come estremamente debole e fragile. Dallo studio è emerso che stanno prendendo corpo sempre più i segnali di scoraggiamento. Infatti, la forza-lavoro, che aveva fatto impennare il tasso di disoccupazione negli ultimi dodici mesi, ha cambiato rotta segnando un preoccupante calo dello 0,4% nel solo mese di dicembre 2012. Intanto, a gennaio le unità equivalenti in cassa integrazione erano 350mila, ovvero l’1,4% della forza-lavoro.

MERCATO DEL LAVORO CHIUSO PER UN GIOVANE SU DUE

Il dato è comunque stabile rispetto al trimestre precedente. Secondo il centro studi di Confindustria, nell’ultimo trimestre dello scorso anno il prodotto interno lordo italiano è sceso dello 0,9% nel confronto con lo stesso periodo dell’anno precedente. Il dato è superiore alle attese, mentre per il 2013 sono previste a breve revisioni al ribasso rispetto alle precedenti rilevazioni. Male il settore del credito.

DISOCCUPAZIONE GIOVANILE RECORD AI MASSIMI DAL 1992

A dicembre i prestiti alle aziende sono diminuiti dello 0,2%, raggiungendo così una flessione del 4,8% dal picco registrato nel settembre 2011. I tassi pagati sono cresciuti al 3,7% dal 3,3% di agosto, mentre lo spread sul tasso Euribor è su livelli record. Per i prossimi mesi c’è fiducia in una lieve ripresa dell’attività domestica e soprattutto dell’attività manifatturiera.

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